E alla fine l’Inter piazzò il colpo, uno di quelli da coniglio dal cilindro. L’acquisto a sorpresa di Robin Gosens mi ricorda un po’ quello di Hakimi per ruolo, modi e tempi.

E’ vero Hakimi non fu colpo di gennaio, dato che Ausilio completò l’acquisto dal Real Madrid (il marocchino giocava nel Borussia Dortmund in prestito) a marzo 2020 e Conte lo ebbe a disposizione da luglio successivo. Per Gosens le cose sono diverse dato che il tedesco è fermo ai box da ottobre per un grave infortunio muscolare a cui si aggiunse una ricaduta avuta a dicembre in allenamento, forse a causa di un rientro in campo  affrettato

Gosens però, a differenza di Hakimi, arriva subito ad Appiano e verrà valutato dai medici nerazzurri che lo seguiranno passo dopo passo per il suo pieno recupero. Non è assolutamente da sottovalutare il fatto che Robin potrà ambientarsi e recuperare con tutta la calma possibile dato che nel ruolo Inzaghi è ben coperto con Perisic e Dimarco.

L’acquisto del laterale sinistro atalantino è da valutare soprattutto in chiave futura in quanto con tutta probabilità il tedesco sarà l’erede di quel Perisic il cui rinnovo con l’Inter sembra sempre più lontano e improbabile.

Non tutti però, secondo me, si stanno rendendo conto della portata di questo acquisto, forse condizionati dal fatto che il giocatore è fermo da parecchio tempo. Lo so può spaventare acquistare un giocatore reduce da questo tipo di infortunio ma il suo valore vale il piccolo rischio. Non è la prima volta che l’Inter punta su un giocatore infortunato, è capitato con Rafinha (che ha regalato molte gioie al pubblico interista), con Moses, che ha disputato un buonissima stagione con Conte e con Sanchez, quest’ultimo ancora importante e alle volte decisivo dopo 3 anni nerazzurri.

Gosens è però un caso diverso da quelli sopra citati. Ritengo che l’acquisto del giocatore dell’Atalanta sia un rischio calcolato da parte di Marotta e Ausilio dato che prima dei predetti infortuni il tedesco non aveva mai avuto problemi rilevanti a livello muscolare e  il pericolo di trovarsi in casa un giocatore usurato fisicamente  è da ritenersi altamente improbabile.

Non si può dimenticare quanto sia stato costante e apprezzato questo giocatore negli ultimi anni tra Atalanta e nazionale tedesca. Nelle ultime due stagioni a Bergamo Robin ha segnato molto andando sempre in doppia cifra (29  gol realizzati in 4 stagioni) ma quello che ha impressionato è stata la sua costanza di rendimento e il suo peso sia in fase difensiva che in quella offensiva.

Non c’è dubbio che la dirigenza nerazzurra abbia preso un giocatore che fino all’estate scorsa voleva tutta Europa e che ha sorpreso i tifosi regalando loro un colpo ad effetto alla Hakimi.

Siamo solo a fine gennaio, c’è una stagione ancora da giocare per provare ad arricchire la bacheca, ma Marotta e Ausilio stanno già guardando al futuro. Una società lungimirante non si ferma mai, la sua forza sta nella programmazione e nel non farsi mai trovare impreparata facendosi sorprendere dagli imprevisti.

Marotta e Ausilio, insieme a tutta la dirigenza, non hanno esitato e hanno iniziato a gettare le basi per la prossima stagione. I rinnovi Barella, Lautaro e Bastoni, quelli in arrivo di Brozovic e Skriniar hanno dato la possibilità ai dirigenti di concentrarsi su quello che manca e su come completare una rosa già di ottimo livello. 

Il futuro di gente importante (e costosa) come Sanchez, Vidal, Perisic, Kolarov (ritiro forse già in questi giorni) e Vecino con le incognite che riguardano il futuro di Ranocchia e D’ambrosio in scadenza di contratto, impongono alla società di muoversi con decisione, senza fretta ma con le idee molto chiare.

C’è da completare la squadra e “pensarla” con dei nuovi innesti senza però poter spendere troppo dal punto di vista economico.

Ecco che Dybala a costo zero da sogno impossibile diventa una probabile occasione, Bremer un acquisto di spessore nel caso dovesse partire De Vrij, mentre Frattesi e Scamacca potrebbero ripercorrere le orme dei recenti investimenti di Barella e Bastoni, ovvero giovani forti e di personalità già pronti per l’esperienza ad alti livelli senza però quella pressione di dover essere già decisivi fin dalle prime battute di stagione.



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