Salernitana fuori dalla zona retrocessione ed entusiasmo crescente in città e in provincia, laddove non si parla d’altro che della prossima trasferta di Empoli. I tifosi sono stati componente decisiva e hanno aggiunto tanti punti alla classifica ed anche al Castellani ci sarà una cornice di pubblico assolutamente di livello. Nella giornata di ieri sono bastati trenta minuti per polverizzare i 4500 biglietti a disposizione, la società toscana lascia intendere che le richieste fossero almeno il triplo: con una capienza maggiore ci sarebbero stati almeno 10-11mila salernitani al fianco della Bersagliera, un esodo d’altri tempi che conferma il popolo del cavalluccio come uno dei più imponenti d’Europa in campo esterno. Naturalmente la partita sarà molto combattuta, l’Empoli ha raggiunto la salvezza ma gioca un ottimo calcio e, fino al 45′, era in vantaggio di due reti a San Siro contro l’Inter. All’andata, tra l’altro, la formazione di Andreazzoli era in vantaggio per 3-0 all’Arechi già dopo 11 minuti e rovinò il compleanno dell’ex tecnico Stefano Colantuono. Era, però, un’altra Salernitana, a rischio cancellazione e con problemi societari causati dalla scelta di Lotito di affidarsi ad un trust senza cedere il club in estate. Sabato, pur senza calciatori importanti come Ribery, Ranieri, Bohinen e forse Mamadou Coulibaly, i campani non hanno alternativa: solo vincendo si potrebbero attendere con serenità i risultati che arriveranno 24 ore dopo dagli altri campi, in linea teorica domenica sera la Salernitana potrebbe essere aritmeticamente salva e sarebbe un miracolo sportivo considerando che un mese fa si scese in campo a Marassi contro la Samp da una situazione di -12.

Va detto che la società è piuttosto infastidita da alcune situazioni giudicate dannose per la Salernitana. Dopo la sfida col Cagliari, Sabatini ha definito il calcio italiano “vergognoso”, riferimento nemmeno tanto implicito alla scelta dell’arbitro Di Bello di assegnare un recupero lunghissimo. I sardi, infatti, hanno pareggiato al 99′, ma le perdite di tempo sono state numerose e il fischietto brindisino ha agito in modo tutto sommato corretto. C’è poi il discorso legato alle tre gare in sei giorni. All’Atalanta, nello stesso periodo, fu concesso di posticipare un match dopo l’infrasettimanale col Torino, alla Salernitana sarebbe stato riservato un trattamento diverso e l’amministratore delegato Maurizio Milan ha alzato la voce invocando equità. Infine la scelta della Lega A di non prevedere la contemporaneità del penultimo turno per motivi legati chiaramente ai diritti televisivi. L’Inter, tanto per fare un esempio, giocherà a Cagliari conoscendo già il risultato del Milan e un potenziale -5 dallo scudetto potrebbe incidere e non poco sulla performance dei nerazzurri. Per non parlare della sfida tra Napoli e Genoa che preoccupa, e tanto, dopo l’incredibile exploit interno dei liguri con la Juventus. Ma la Salernitana resta artefice del proprio destino e, ora, non ha senso aggrapparsi a nessun tipo di alibi. La rosa è competitiva (anche se in attacco si registra il flop di Mousset e Mikael, coppia che ha fatto rimpiangere Gondo e che è costata tanto senza garantire nulla), l’allenatore ha plasmato un gruppo granitico che gioca un buon calcio, il calendario propone due avversari sereni e c’è una tifoseria che fa la differenza. La lunga rincorsa può trasformarsi in una favola, in fondo giocare prima e sbancare il Castellani potrebbe essere un enorme vantaggio.

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