Lacrime e applausi quando Gabriele, fratello di Paolo Sala, dice «Sono orgoglioso di averti avuto come fratello».
È la frase più bella, più significativa perché nella chiesa del Belvedere quasi tutti possono dire una frase simili: orgogliosi di averlo avuto come amico, come collega.

E davanti a tutti, al fianco di Gabriele, la mamma Liliana, orgogliosa di avere avuto un figlio così buono, così amato.
Impossibile – e non sarebbe giusto – citare chi c’era. Personalità di spicco. Perché anche gli umili, gli sconosciuti, trovavano posto nel cuore di Paolo, e questo, chi lo ha conosciuto a fondo, lo sa.

Se n’è andato tra gli applausi come una star, lui, che nella sua vita di giornalista e uomo di calcio, non amava le luci della ribalta.

E in chiesa c’era il presente ma anche il passato di Paolo Sala, come i giocatori della Pro Vercelli del presidente Celoria, come i vecchi collaboratori della Sesia (qualcuno, che non vive più qui, è arrivato dalla Toscana, per l’ultimo saluto), come gli amici di sempre, del rione, o di Vercelli.

C’era tanto amore per una persona buona, e questa non è retorica, ma verità inconfutabile.

Riposa in pace “gigante buono”.



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