Stefano Pioli spegne oggi 55 candeline e avrebbe probabilmente voluto farlo con tre punti in più in tasca. Come minimo, con una prestazione migliore di quella che il suo Milan, lontano parente di quello ammirato in Serie A, ha sfoderato ieri sera al Dragao al cospetto del Porto. Compleanno amaro, sportivamente parlando, senza fare tragedie di uno sport che è pur sempre un gioco, ma nel quale i rossoneri e il tecnico emiliano hanno preso la bella abitudine di vincere. Ieri non è successo, peggio: il Diavolo ha perso, nel risultato e soprattutto nella prestazione.

Il Milan non è ancora a questo livello. Definirlo di quarta fascia, come ingratamente è stato inserito in urna, è forse eccessivo. Sta di fatto però che tra il Porto e i rossoneri c’è un gap, costruito negli anni in cui i portoghesi frequentavano abitualmente la Champions mentre a Milanello si giocava al più l’Europa League. Non è una distanza che puoi coprire in un baleno. La sconfitta del Dragao, in misura maggiore rispetto a quelle con Liverpool e Atletico Madrid, ha certificato che il Milan ne ha da mangiare, di pane tosto, per riprendersi il terreno perduto. Anche rispetto a una squadra come quella di Conceicao, che le griglie di partenza non mettono esattamente in prima fila.

Ma ci può arrivare. E sta costruendo una mentalità in tal senso. Che poi la testa è tutto, è la pietra angolare su cui costruire qualsiasi chiesa, anche quelle pallonare. Lo certificano le parole di Pioli, quelle di Ibrahimovic, di Tonali: la sconfitta è una lezione, mica è finita l’avventura del Milan. Che vada o meno avanti in Europa, perché da questo punto di vista conta più il percorso che il traguardo. Mettere partite nella cronistoria personale di ciascuno dei protagonisti, l’esperienza che il Porto ha e i rossoneri non ancora. A tutti i livelli, dato che si parla di una squadra e di una società entrambe giovanissime. È una scuola dura, la Champions. Ma è una scuola a cui ci si va volentieri, perché offre insegnamenti per diventare un po’ più grandi. La sconfitta è un regalo amaro, la consapevolezza dimostrata nel momento più difficile è invece la conferma che la strada, almeno quella, è giusta.

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