Il gap tra le due squadre faceva respirare tanto pessimismo attorno all’Inter, e l’assenza di Barella, squalificato,  per molti suonava addirittura come una sentenza. Ma evidentemente i nerazzurri sono riusciti ad andare molto oltre se al termine dei 90’ di gioco, con il tabellone luminoso che recitava 0-2,  i quasi 38 mila di San Siro si sono alzati in piedi ad applaudire la squadra, nel senso più puro del termine. 

SENZA PAURA – Perché ciò che ha animato il tifo nerazzurro è stata la sensazione di avere davanti agli occhi undici uomini che giocano con un fine comune. Un gruppo organizzato, tenace, solido. Anche di fronte alle avanzate delle furie rosse, meno letali del solito perché chi li ha affrontati lo ha fatto con tanta rabbia negli occhi. Ed è questa la notizia più bella, l’Inter vuole misurarsi, anche contro il Liverpool. Quest’ultima è una verità facilmente rintracciabile, nello sguardo di Skriniar che si mangia Mané, nel sangue freddo di Calhanoglu che domina a centrocampo, nella prepotenza fisica di Perisic che ara la fascia e, addirittura, nell’orgoglio di Vidal, che non fa rimpiangere Barella. 

APPLAUSI A SAN SIRO – E allora San Siro ingoia il boccone amaro della sconfitta ma elogia il sacrificio ed esalta il più sano e nobile concetto che può esprimere il calcio: il concetto di squadra, con undici teste un solo corpo. Inzaghi ha plasmato un gruppo coeso, che crea appartenenza e riconoscibilità. Tutto ciò che chiede un tifoso, che in fondo, in certe serate così, può tranquillamente mettere la delusione della sconfitta dietro alla soddisfazione e all’orgoglio di tifare per un gruppo di uomini che indossano con grande onore la maglia dell’Inter.



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