Il confronto è impietoso, quasi umiliante anche in Coppa Italia: Milano batte Roma 6-0. Una distanza che si aggiunge al distacco abissale già scavato in campionato tra le squadre delle due città: Inter e Milan hanno messo assieme complessivamente 105 punti (e i nerazzurri hanno una partita in meno); Roma e Lazio 78. Si dirà: dov’è la novità? E’ la storia che racconta il predominio di Milano nel calcio e il ruolo quasi marginale della Capitale. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso rispetto al passato.

La Roma in estate ha speso quasi 90 milioni sul mercato e a gennaio ha preso altri due giocatori voluti da Mourinho; i Friedkin hanno già messo oltre 500 milioni nella società da quando l’hanno acquistata. Lotito è uomo di potere, in Lega lavora per imporre la sua legge, aspirava a far crescere la Lazio assieme a Sarri. Era legittimo aspettarsi un avvicinamento alle milanesi, una delle quali (il Milan) viene gestito in economia e ha dimezzato il passivo di bilancio mentre l’altra (l’Inter) in estate ha addirittura venduto Lukaku e Hakimi, i protagonisti dello scudetto, per mettere una toppa a conti economici estremamente precari.

Sta accadendo il contrario di quanto non dicano questi eventi: Milano vola sempre più in alto, Roma sprofonda. Perché? La sensazione è che la differenza la facciano le scelte dei rispettivi dirigenti: Milan e Inter azzeccano molte mosse; Roma e Lazio le sbagliano quasi tutte. Questione di qualità dei manager, probabilmente, ed è inevitabile che questo si rifletta sul campo. Non è più il tempo in cui la differenza la facevano i soldi di Berlusconi e di Moratti. La diversità di potere economico forse esiste ancora, ma non fino a questo punto. Eppure il risultato è lo stesso di sempre: la capitale, nel calcio, non è Roma. La Capitale, nel calcio, ai livelli più alti non conta.

@steagresti
 



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