A forza di chiudere cerchi, va a finire che si fa un capolavoro. L’Atalanta aveva rappresentato il punto più basso di Pioli al Milan, e oggi l’ostacolo più arduo – almeno sulla carta – sulla strada per lo scudetto è stato superato. A Sassuolo invece c’è un’altra pietra miliare del percorso del Milan avviato alla fine del 2019: è il luglio del 2020, dopo la prima ondata della pandemia. Al Mapei Stadium Ibrahimovic, arrivato da qualche mese, sfrutta due assist di Calhanoglu e vanifica il momentaneo pareggio di Caputo su rigore. E’ la vittoria che convince la dirigenza rossonera a rinnovare il contratto di Pioli per altre due stagioni, allontanando di fatto la figura di Ralf Rangnick, che poi è passato al Manchester United e al quale oggi quel Milan che doveva plasmare a suo piacimento viene portato invece come esempio da seguire.
 
Due anni dopo, qualcosa di meno, il Milan torna a Sassuolo e trova una squadra che promette di non fare da sparring partner: la brutta sconfitta dell’andata (1-3) sta a ricordare come basti veramente poco per essere sorpresi dai gioielli di Dionisi. Cosa cambia rispetto a quel pomeriggio? Che davanti a Maignan c’erano Kjaer e Romagnoli, mentre domenica giocheranno Tomori e Kalulu, capaci assieme al portierone francese di tenere intonsa la rete in 8 delle ultime 10 partite. C’era Ibra, ci sarà Giroud. C’era Bakayoko, poi accantonato, ci sarà lo strepitoso Tonali di questo finale di stagione. Ci sono tanti motivi, insomma, per aspettarsi quantomeno una partita differente. E Pioli, visto che ha due risultati su tre, spera che differente sia anche l’esito 1X2.



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