E’ vero che il Milan aveva vinto con solo un gol di scarto nelle ultime due contro Empoli e Cagliari, anche rischiando nelle occasioni ma non nel gioco. Però sembrava che l’autostima fosse in crescita esponenziale. E giocare in casa contro un Bologna orgoglioso ma in disarmo, con una spinta di uno stadio pazzesco, e con tutto a proprio favore, sembrava l’inizio del giro d’onore per la vittoria. Il fatto che ai rossoneri sia mancata la personalità come successo al Napoli e all’Inter, dimostra definitivamente che la lotta scudetto non avrà padrone fino all’ultimo.
Ma adesso per il Milan si fa più difficile: rimane la favorita, perché il punticino di vantaggio è oro, ma ne mancano pur sempre 21, e soprattutto questo doveva essere il turno a suo favore, mentre la seconda parte delle sette partite in calendario li vede decisamente affrontare un terreno in salita. Con solo 4 gol segnati nelle ultime 5 giornate, e quattro reti fatte nelle ultime 6 in casa, il Milan dovrà prima andare in casa di un durissimo Torino, poi ricevere un Genoa disperato, quindi dopo la semifinale contro l’Inter recarsi da una Lazio ferita dai precedenti, poi ospitare una Fiorentina ancora in corsa. A quel punto alla terzultima va dal tostissimo Verona, mai domo ma che potrebbe essere già tranquillo, per poi accogliere l’Atalanta probabilmente in corsa per un piazzamento Uefa e infine chiudere da un Sassuolo forse già in vacanza solo a livello di classifica.

La giornata chiave sarà la quartultima contro la Fiorentina: se a quel punto il Milan avrà fatto 12 su 12, allora la salita si ribalterà magicamente.
Perché il finale è più arduo rispetto a Napoli e Inter, con un calendario molto simile.
Il Napoli riceve la Fiorentina, poi rimane in casa ma arriva una Roma in fiducia per quanto fiaccata dalla Conference League, per poi andare da un Empoli mai banale, accogliere un Sassuolo mai arrendevole, viaggiare dallo spauracchio Torino, ospitare un gemellato Genoa che chissà non sia già retrocesso, e infine viaggiare dallo Spezia che si spera sia già salvo. In verità il calendario arride completamente al Napoli, che a questo punto può e deve crederci, e difatti nel club tutti ci credono: i più scettici ancora una volta sono i tifosi, finora ancora incapaci di fare sentire l’effetto Maradona – finora, ma adesso tocca a loro.

Per l’Inter la giornata decisiva è la prossima: gioca male da un mese dopo non averlo mai fatto prima in stagione, ma per la prima volta allo Juventus Stadium ha vinto una partita con fortuna e senza dominare nel gioco. Adesso tocca a lei dimostrare di essersi meritata la sorte: in casa contro il Verona dovrà non solo vincere ma anche tornare a imporsi. Non per una questione di stile, ma perché l’Inter è quel tipo di squadra che raccoglie solo se produce, e il derby d’Italia può essere l’eccezione non la norma. Dopo andrà da un alterno Spezia, e dopo il derby di Coppa Italia ci sarà il secondo rendez-vous milanese contro un Mourinho più riposato, per poi recuperare da un infido Bologna, e andare da un’ancora più infida Udinese, tornando a San Siro contro un Empoli forse più tranquillo, viaggiando infine da un Cagliari si auspica già salvo, per poi chiudere ricevendo forse una Sampdoria già in vacanza. Un finale che sarà liscio ma solo se l’Inter lo imposterà bene adesso.

La certezza è che con 21 punti a disposizione, e un gap di 3 squadre in 4 punti trattabili, niente può essere davvero sicuro.

Non è sicuro il destino di Lewandowski, ma attenzione al terremoto imminente. Il Barcellona e il polacco si parlano, sono molto vicini, non c’è ancora nulla di firmato, ma c’è la volontà di entrambi di andare sulle ramblas. Il Bayern non solo non si è fatto ancora vivo, ma non ha ancora deciso come muoversi, e sta facendo i conti per capire che attacco può sferrare per Haaland. Ma anche qualora cambi idea, potrebbe essere comunque tardi, perché Lewandowski e il Barcellona sono già in trattativa avanzata.

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