Non basta il pensiero alla Lazio. Non basta la psico-marcatura, o forse è talmente avveniristica che il mondo non è ancora pronto: Luiz Felipe fa perdere alla Lazio la gara di andata degli spareggi di Europa League contro il Porto grazie al suo concetto di marcatura col pensiero. L’andata è archiviata, con la sensazione che il risultato sia eccessivamente punitivo per la squadra, corretto ed equanime invece per le lacune di mercato di Igli Tare. 

LA PARTITA VA BENE MA – La Lazio arriva in Portogallo e trova il Porto di Conceicao così come ce lo aspettavamo, come ce lo avevano descritto: una squadra di caratura, cattiva, tecnica, con ritmo e forza. Fa la sua partita, seria, forte, uno schema di Sarri che Zaccagni chiude di tacco la porta in vantaggio e Milinkovic Savic ha perfino la palla dello 0-2, del KO. Ma nessuno immaginava questa rivoluzione: marcare col pensiero Toni Martinez non una, ma due volte. La Lazio prende 2 gol a difesa schierata – male – con Luiz Felipe che per due volte non marca l’uomo che deve marcare. Due fragilità in un momento particolarmente delicato per lui: non si sa se rinnoverà o meno il suo contratto con la Lazio. Certo, tra le clausole un corso di mindfulness, o meditazione guidata, dovrebbe metterlo. Per i tifosi che lo guardano, intendo. 

ZACCAGNI UP IN THE SKY – Zaccagni nel frattempo, al contrario del suo compagno di squadra, gioca di gambe, di astuzia, di potenza e passione. Il suo gioco è del tutto arterioso, una miscela potente di getti di tecnica, forza, muscoli. Ogni azione la fa diventare pericolosa, il gol è un gioiellino di preparazione, decisione ferrea, e tecnica pura. In generale in questo momento sembra proprio l’uomo in più per la Lazio:  e siamo almeno a due giocatori – ci metto pure Milinkovic Savic – che Sarri sta elevando ai massimi sistemi. Nella ripresa viene menato duro dai portoghesi, ma l’ultima azione pericolosa del match è frutto del suo ennesimo strappo verso la porta. Ho rimpianto e rimpiango ancora che non sia arrivato Kostic durante la scorsa estate, ma Zaccagni è un giocatore di valore assoluto. Molto da Sarri, e lo sta dimostrando: quando a questo tecnico dai giocatori che possono imparare ad amare il suo calcio, i risultati si vedono. 

IL RITORNO – Al netto dei gol in trasferta che ovviamente da quest’anno non ci sono più, e non valgono più, e dunque non premiano una buona gara della Lazio, direi che questa andata ci ha spiegato cosa fare e cosa non fare all’Olimpico. Per esempio, faccio una proposta ardita: che ne dite di marcare l’attaccante avversario al ritorno? Al netto delle celie, mi sento di dire che il Porto qualcosa concede, ma a questi livelli non si può mai abbassare la guardia, la tensione agonistica, la concentrazione. E aggiungo in conclusione:  servirà una bolgia in casa. E magari un Ciro Immobile in più, la vera assenza di questa partita. Pensate, ogni volta che giochiamo contro avversari di livello ci dobbiamo dire quello che ci ripetiamo da anni: ci mancano un difensore centrale ed un vice Immobile. E pure stavolta l’abbiamo detto e l’abbiamo pagato caro. Al ritorno spazio al vero nueve, sperando di non dover sentire di nuovo gli sproloqui di un certo direttore, che dopo aver incoronato il suo ultimo mercato come ottimo, ha subito battezzato Felipe come altrettanto ottimo al centro dell’attacco. Con tutto il bene per questo ragazzo brasiliano che amo molto, soffiate sempre con cura il naso ad Immobile va, che è meglio…



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