Non è stata la sfida fra Juventus-Udinese (2-0), ma quella fra Dybala e Arrivabene. Gli altri dirigenti della Juventus non c’erano (Andrea Agnelli a casa con il Covid) o non c’entrano (Nedved conta poco). Però, quando al 19’ del primo tempo, il capitano argentino ha sbloccato il risultato con un sinistro perentorio, dopo scambio con Kean (sul quale aveva verticalizzato Arthur, meno peggio del solito, se non fosse stato per un’ammonizione che ha portato Allegri a sostituirlo all’intervallo), è andata in scena la rappresentazione del duello a distanza.

Con Dybala che, a braccia basse, non esulta e sembra sottrarsi anche agli abbracci dei compagni e poi, di scatto, volge la sguardo alla tribuna (come faceva Higuain che cercava De Laurentiis quando gli segnava con la Juve) alla ricerca di qualcuno (“un amico” ha detto lui furbescamente alla fine) cui mostrare che i suoi gol pesano sempre e che il numero 10 della Juventus è sulle spalle giuste.  

La polemica, già incautamente innescata da Arrivabene, è aperta e non si chiuderà con poche battute. Anzi, è probabile che, dopo questo episodio, la distanza tra Dybala e la dirigenza si accentui e che, fra quindici giorni, l’argentino ceda alle lusinghe di qualche altro club (l’Inter, ma anche il Tottenham) molto interessati a portarlo via da dove si trova e per di più a costo zero.

L’unica cosa che non posso pensare è che l’amministratore delegato bianconero abbia parlato senza conoscere le conseguenze delle sue dichiarazioni. “Sono successe tante cose – ha ribadito Dybala ai microfoni di Sky – che preferisco non parlarne”, un modo come un altro per spiegare tutta la sua amarezza.

Certo, in casa Juve, la confusione è grande sotto il cielo. Mentre Agnelli è stato ufficiosamente “commissariato” dal cugino Elkann, proprio con l’approdo di Arrivabene, l’allenatore Allegri ha spiegato, anche alla vigilia della gara con l’Udinese, la grandezza di Dybala e la necessità di metterlo al centro del progetto, cioé quello che il tecnico aveva detto ai dirigenti, l’estate scorsa, quando è stato riassunto.

Ora che Juve allenerà Allegri se Dybala partirà e se neanche Chiesa, infortunato fino a luglio, è più così sicuro di rimanere? Probabilmente una squadra che, ben lungi dal tornare competitiva in poco tempo, lotterà a lungo per il quinto o sesto posto, senza gioco, senza organizzazione e, presto, anche senza campioni.

In una parola una Juve non molto dissimile da quella che sabato sera ha battuto l’Udinese. Dopo Dybala, ha segnato McKennie, come mercoledì a Milano in Supercoppa, ancora di testa, ancora arrivando da destra. Una squadra di una grande mestizia che ricorda quelle più anonime del passato recente e remoto.

La Juventus che ha preso tre punti all’Udinese ha fatto sincera pena. Sia dopo essere passata in vantaggio, sia prima, quando ai suoi calciatori non riuscivano nemmeno due passaggi di fila. I friulani, da qualche turno allenati da Cioffi, sono parsi intimiditi, hanno esercitato poco il pressing, hanno aspettato molto arroccati dietro la linea della palla, abbassandosi anche in maniera eccessiva. Tuttavia, non avesse sbagliato Nuytinck, in occasione del gol di Dybala, difficilmente sarebbero andati sotto perché, in un tempo, la Juve ha tirato due volte (sempre con Dybala, una volta dentro e l’altra fuori), mentre l’Udinese ha replicato con Beto (conclusione centrale) al 35’ del primo tempo.

Spaventose le prestazioni di Kulusevski, totalmente involuto, e di Luca Pellegrini. Il primo è stato sostituito da Bernardeschi (di poco meglio) all’intervallo e il secondo da De Sciglio (56’) che ha avuto il merito dell’assist per McKennie (78’) e di una prestazione ordinata e convincente anche in fase difensiva. Sempre alla fine del primo tempo, al posto dell’ammonito Arthur, è entrato un sempre più sbiadito Locatelli. 

Tutto questo ha incoraggiato l’Udinese che, vista l’inerzia della Juve, ha alzato il pressing, vinto finalmente qualche contrasto a centrocampo e portato la palla, almeno tre volte, nell’area avversaria. Per carità, di pericolosità neanche a parlarne, però almeno si è dimostrata squadra con un minimo di reattività. La Juve ha fatto paura a Padelli solo su punizione (Cuadrado, 60’, palla a rientrare respinta con i pugni) e poi con una combinazione Dybala, McKennie, Dybala chiusa con un piazzato di poco fuori. Cioffi ha cambiato Deulofeu con Pussetto (65’), mentre Morata, un minuto prima, ha preso il posto di Kean. 

Il gol del raddoppio è stato il frutto della migliore azione bianconera. Dybala, sulla trequarti, innesca De Sciglio a destra, il terzino va fino sulla linea di fondo e crossa con l’interno sinistro, sulla traiettoria c’è McKennie che mette dentro. Tutto finito? Neanche per sogno perché, prima Rugani manca un intervento a metacampo ed è costretto ad un salvataggio miracoloso su Beto, poi Success, subentrato a Soppy, chiama Szczesny all’intervento più difficile della serata. Allegri, in panchina, rischia la blasfemìa, ma i tre punti sono oro. Per chi ancora ci crede, il quarto posto è agganciato. Anche se l’Atalanta ha due partite in meno.

IL TABELLINO

Juventus-Udinese 2-0

Marcatori: pt 19′ Dybala; st 34′ McKennie.
Assist: st 34′ De Sciglio.

Juventus (4-2-3-1): Szczesny; Cuadrado, De Ligt, Rugani, Pellegrini (17′ st De Sciglio); Bentancur, Arthur (1′ st Locatelli); Kulusevski, (1′ st Bernardeschi) Dybala, McKennie; Kean (19′ st Morata). A disp. Perin, Pinsoglio, Chiellini, Alex Sandro, De Winter, Rabiot, Kaio Jorge. All. Allegri.

Udinese (3-5-2): Padelli; Perez, Nuytinck, Zeegelaar; Soppy (36′ st Jajalo), Arslan (39′ st Samardzic), Walace (36′ st Success), Makengo, Udogie; Beto, Deulofeu (21′ st Pussetto). A disp. Santurro, Piana, Nestorovski, Iane, Castagnaviz, Damiani, Cocetta, Pinzi. All. Cioffi.

Arbitro: Giua di Olbia.
V.A.R.: Chiffi di Padova.
Ammoniti: pt 22′ Arthur (J), 34′ Soppy (U); st 32′ Zeegelaar (U).



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