La Juventus di Massimiliano Allegri è davvero stupefacente. Neppure contro il Napoli peggio assortito della stagione (nove assenti tra Coppa d’Africa e Covid), con Domenichini in panchina al posto di Spalletti, tre “diffidati” dalle ASL in campo (Rrahmani, Lobotka e Zielinski) – a dimostrazione che quando si vuole si possono rispettare le regole della Lega senza finire in galera (peccato che un anno lo stesso Napoli fece di tutto per non giocare e non giocò) – di fronte ad una squadra che per tutto il pomeriggio aveva aspettato novità senza sapere bene quel che sarebbe accaduto, di fronte ad ogni cosa che congiurava favorevolmente per i bianconeri, neppure questa volta, la Juventus poco allegra di Allegri è riuscita a vincere (1-1). Anzi, ha rischiato concretamente di perdere (Napoli in vantaggio con Mertens dal 23’ al 54’), facendo la solita figura della squadra senza idee e proposte che rimedia alla sconfitta per un’invenzione del singolo (Chiesa).

Persa un’occasione clamorosa di ridurre lo svantaggio dal Napoli (confermato il meno cinque), resta la recriminazione per un rigore netto (mani di Mertens su punizione di Cuadrado allo spirare del primo tempo) che, forse, per come è fatta la Juve e per come ragiona il suo allenatore, avrebbe cambiato la partita. Sull’episodio più dell’arbitro centrale Sozza è colpevole il Var Irrati (e per fortuna che qualcuno lo considera il più bravo). Irrati, per la verità, ha visto tutto, ha anche  invitato Sozza ad aspettare mentre lui riguardava l’azione, ma poi, anziché richiamare Sozza al monitor, ha lasciato perdere. Nessuno mi toglie dalla testa che questo mancato rigore sia stato stoltamente compensato, sul finire della partita, dall’intervento di De Ligt su Di Lorenzo, in uscita dall’area juventina. Il contatto è leggero e, in questo caso, non si tratterebbe di un chiaro errore arbitrale, ma se nel primo tempo Irrati fosse intervenuto, come doveva, difficilmente avrebbe omesso la chiamata a beneficio del Napoli. E sarebbe stato giusto così.

Il risultato, in buona sostanza, è equo e la partita è stata molto corretta. A tempo scaduto è stato ammonito Dybala per proteste (voleva si battesse un calcio d’angolo nonostante il recupero fosse abbondantemente superato), ma in generale si è vista in campo molta più cavalleria che all’interno dei diversi settori dello stadio. Non mi spiace, per una volta, riconoscere che i calciatori siano stati più leali degli spettatori, anche perché l’educazione, non solo quella sportiva, comincia sempre dal buon esempio. A proposito di inizi. Meglio la Juve che in quindici minuti crea quattro situazioni – non proprio occasioni – per far male ad una squadra dimezzata. L’aggressione alta favorisce Chiesa che conquista un calcio d’angolo da sinistra. L’esecuzione di Bernardeschi mette McKennie nella condizione di colpire di testa, da solo. Ma l’americano angola troppo la mira. Al 9’ Rabiot, servito da Chiesa, si defila e conclude alto, mentre al 15’ Chiesa si fa metacampo seminando gli avversari e concludendo a botta sicura: palla fuori di un niente.

Anche se lo sembra, la partita non è un monologo e il Napoli, schierato secondo il solito 4-2-3-1, palleggia con migliore qualità della Juve, brava nel pressare (anche se smette presto) e ripartire. Lobotka e Demme hanno maggiore qualità e, soprattutto, coscienza tattica di McKennie, Locatelli e Rabiot. Politano, Zielinski e Insigne è una linea di trequartisti diseguale sulla quale è difficile montare la guardia. Mertens il solito goleador implacabile.  Non è dunque un caso se, poco prima di metà tempo (23’), il Napoli passa proprio con Mertens che conclude un’azione di Insigne (cross in area per Politano) e buca Szczesny in diagonale. Sul gol vanno ascritte precise responsabilità sia ad Alex Sandro (perde il duello con Politano, oltre a tenerlo in gioco), sia a De Ligt che cicca la palla con il sinistro, il suo piede, sulla linea di porta. I più avvertiti si accorgono di un tocco di Szczesny, ma l’errore resta marchiano (lì si spazza anche di stinco).

Il gol cambia il Napoli – più sicuro, più corale, più preciso – e costringe la Juve a correre dietro agli uomini di Spalletti. A fronte di qualche ripartenza, sempre vanificata da Bernardeschi (uno che si crede bravo perché azzecca un paio di partite) e da Chiesa (qualcosa sbaglia, ma ne servirebbero due), gli azzurri (ieri in tenuta rossa) arrivano vicini al raddoppio prima con una conclusione di Zielinski, deviata alla grande da Szczesny e poi con una punizione di Mertens (alta), nata per interrompere un tre contro tre quasi letale. Chi si aspetta di vedere subito Dybala dopo l’intervallo resta deluso. Al contrario esulta chi, come Allegri, ha scelto la vivacità di Chiesa. Al 54’, infatti, un cross da destra di McKennie viene rinviato dalla difesa napoletana, arriva l’ex della Fiorentina che controlla e batte di sinistro giusto nell’angolo alla destra di Ospina.  Per una decina di minuti la Juve ci crede e sembra anche in grado di ribaltare il punteggio (tiri di Chiesa e McKennie), poi però il Napoli torna a far circolare meglio la palla, costruisce triangoli che i bianconeri nemmeno si sognano e, su un o di questi, Mertens va al tiro decentrato. Szczesny, ancora una volta, ci mette se stesso. 

Dybala entra a ventiquattro minuti dalla fine (per Bernardeschi) e piace subito a compagni e sostenitori (tiro da fuori, neutralizzato da Ospina). Si vede che è ancora un po’ imballato, ma cuce il gioco tra centrocampo e attacco e, in una ripartenza, semina il panico nella metacampo del Napoli. Peccato, per lui e la Juve, che il suo tocco centrale sia troppo avanti per McKennie e impreciso per Cuadrado. Allegri prova anche con Kean (buon colpo di testa alto) e De Sciglio per Alex Sandro. Il finale sarebbe tutto della Juve, ma il Napoli molto si chiude e poco lascia giocare. Cinque minuti di recupero sono pochi. Sozza, però, chiude a 96 e 30”, senza l’ultimo calcio d’angolo che non avrebbe cambiato niente. 

JUVENTUS-NAPOLI 1-1, IL TABELLINO

Marcatori: pt 23′ Mertens (N); st 9′ Chiesa (J).

Assist: pt 23′ Politano (N).

Juventus (4-3-3): Szczesny; Cuadrado, Rugani, De Ligt, Alex Sandro (30′ st De Sciglio); McKennie, Locatelli, Rabiot (20′ st Rabiot); Chiesa (36′ st Kulusevski), Morata (30′ st Kean), Bernardeschi (20′ st Dybala). A disp. Perin, Senko, Arthur. All. Allegri.

Napoli (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Rrahmani, Juan Jesus, Ghoulam; Demme, Lobotka (47′ st Zanoli); Politano (32′ st Elmas), Zielinski, Insigne; Mertens (43′ st Petagna). A disp. Marfella, Costanzo, Idasiak, Vergara, Spedalieri. All. Spalletti (in panchina Domenichini). 



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