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Dici Dan Corneliusson e pensi subito al Como in Serie A, la provinciale che negli anni ’80 stava al tavolo delle grandi: quattro salvezze consecutive, numerosi talenti sfornati. E una costante in attacco: proprio lo svedese, arrivato nell’estate del 1984 fresco campione di Germania. Rimasto fino al 1989, anno della retrocessione, ha raccolto 112 presenze segnando 18 reti. Il calcio per Corneliusson, oggi 60enne, è alle spalle e ai microfoni di Tuttomercatoweb ci racconta la sua nuova vita:

Cosa fa oggi Dan Corneliusson?
“Vivo nella mia Svezia, a Göteborg. Faccio l’amministratore di condominio ormai da 15 anni. Gestisco 15 complessi, chiaramente è una cosa che mi occupa a tempo pieno”.

Una scelta in controtendenza rispetto ad altri ex calciatori, molti di essi rimasti nel mondo del pallone
“Ci ho anche provato a rimanere nel calcio e ho anche allenato per qualche stagione. L’ho fatto all’Häcken, settore giovanile”.

Cosa l’ha portata a cambiare strada?
“In Svezia non vivi di calcio, a meno che non arrivi ai massimi livelli. Ci sono quelle 5-6 squadre in cui questo è possibile, in caso contrario devi emigrare. Ci sarebbe stata anche la possibilità, pensi proprio a Como”.

Come è andata a finire?
“Mia moglie non voleva venire in Italia, preferiva restare in Svezia. E così ho deciso di voltare pagina”.

Poteva aprirsi una seconda bella parentesi, dopo quella da calciatore. Che ricordi ha?
“Il primo anno fu sfortunato, mi ricordo che mi feci male in una partita contro la Sampdoria. Il secondo anno invece feci vedere il mio valore. Alla fine sono rimasto cinque stagioni in un periodo in cui l’Italia era il miglior campionato al mondo. C’era solo posto per due stranieri per squadre e io ebbi il privilegio di essere uno dei pochi stranieri prescelti”.

Lei arrivò a Como fresco vincitore della Bundesliga con lo Stoccarda, dove fece 12 reti. Insomma, non un comprimario. Oggi un trasferimento simile sarebbe impensabile
“Anche all’epoca per la verità mi chiesero il motivo di una scelta simile. Mi voleva anche il Benfica, però però io volevo misurarmi nel miglior campionato al mondo. E poi con l’Italia ho sempre avuto una certa ascendenza: da piccolo venivo sempre in Italia in vacanza: ricordo le Cinque Terre, Rimini, Pisa…”.

Ha avuto altre possibilità in Italia?
“So che c’era anche la possibilità di venire prima, Rino Marchesi allenava il Napoli e mi aveva notato al Göteborg. Alla fine l’ho ritrovato al Como, al secondo anno”.

Il suo compagno d’attacco in riva al Lario era Stefano Borgonovo
“Un tandem che oggi in Italia sarebbe fra i migliori della Serie A. Andai a trovarlo quando era ormai malato a Monza. Comunicava con gli occhi, ma già non poteva parlare. Fu straziante”.

Torna ancora a Como?
“Sì, lo faccio spesso. Ero presente per il compleanno del club, abbiamo fatto una bella rimpatriata con i vecchi compagni di squadra. C’era anche il nuovo manager Dennis Wise e tantissima gente che hanno dato vita a una bella festa”

Il ricordo più bello?
“Difficile sceglierne uno, avendo potuto confrontarmi con gente come Maradona, Gullit e Van Basten. Certo che giocare a San Siro davanti a 80mila spettatori ha un fascino particolare…”.

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