La guerra in Ucraina continua ad avere i suoi riflessi sul mondo del calcio. Il conflitto in corso, del resto, non può lasciare indifferente una fetta così importante della vita di tutti gli europei, come quella dei protagonisti dello sport più popolare al mondo e nel Vecchio Continente. Che arriva da un giorno triste e piange i primi caduti: Dmitry Martynenko, 25 anni, e Vitalii Sapylo, 21, sono i primi calciatori a finire vittime dei bombardamenti. Tragedie personali, nell’ambito di quella di un intero popolo.

Le reazioni all’esclusione in Russia. Tra Mosca e San Pietroburgo, è ancora “calda” la notizia del provvedimento di FIFA e UEFA, che hanno di fatto escluso la Russia e tutti i club russi dal calcio mondiale. “È un peccato per i ragazzi che sognavano di giocare i Mondiali del 2022 e ora hanno perso questa speranza – ha detto il ct Karpin – spero che le sanzioni FIFA e UEFA possano essere revocate rapidamente e che il calcio russo torni sulla scena internazionale”. La nazionale, nel frattempo, perde anche lo sponsor tecnico: Adidas ha infatti comunicato di aver sospeso il rapporto di collaborazione con la Russia, mentre i club russi devono gestire la situazione e le scelte dei propri allenatori. L’italiano Paolo Vanoli, per esempio, resterà alla guida dello Spartak Mosca – che cede il passo al Lipsia in Champions – mentre il tedesco Markus Gisdol ha salutato la Lokomotiv Mosca. A livello internazionale, non mancano gli attacchi incrociati fra giocatori, su tutti l’ucraino Vitaliy Mykolenko al russo Artem Dzyuba: “Mentre tu, bastardo Dzyuba, taci assieme ai tuoi fottuti compagni di squadra, i civili vengono uccisi in Ucraina”.

La fuga da Kiev. Sotto le bombe, prosegue l’esodo di chi viveva nella capitale ucraina. Un’odissea raccontata anche a TMW dall’italiano Francesco Baranca, presidente del comitato etico della federcalcio del Paese, che lancia una proposta: “La FIFA mandi l’Ucraina ai mondiali di Qatar 2022, del resto giocare i playoff è impossibile”. Da Kiev è rientrato in patria, a Lisbona, anche Paulo Fonseca: “È stato un viaggio difficile, non tanto per quello che stavamo vedendo… Ovviamente abbiamo visto colonne militari, ci siamo fermati una o due volte e abbiamo sentito sirene, aerei che passavano. Il viaggio è stato molto lungo, quasi senza sosta praticamente, sempre con la sensazione di pericolo. Questa è stato la cosa peggiore. C’erano code ovunque, non c’erano né cibo né benzina nelle aree di servizio”. Una situazione drammatica, che anche il calcio può raccontare, con i suoi protagonisti.

Leggi l'articolo originale

About Author

Pro News

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai più di 18 anni?

In questo sito web sono presenti contenuti dedicati ai soli maggiorenni.

Se ha meno di 18 anni non puoi accedere ai contenuti del sito