D’accordo, non è il campionato più bello del mondo il nostro.
E nemmeno il più divertente.
E, già che ci siamo, non è che in giro si prendano a gomitate nel costato per aggiudicarsene i diritti.
Ma, siamo onesti, quest’anno è sicuramente il più affascinante e combattuto del vecchio continente, Premier a parte, ma lì si vive un’atmosfera che col pallone normale non ha nulla da spartire. Mancano novanta minuti alla fine di questa particolare stagione calcistica e ancora non si sa il nome dei futuri campioni d’Italia: certo, la strada sembra tracciata, ci sono pochi dubbi, ma nulla è scontato in un torneo tanto imprevedibile quanto imponderabile.
Così il Milan dovrà andare a Reggio Emilia per conquistarsi quel punticino che ancora manca: potrebbe essere poco più di una passerella, forse. O, in alternativa, con gli occhi del mondo puntati sul Mapei Stadium, i ragazzi di Stefano Pioli dovranno sudarsi il triangolino tricolore sfoderando l’ennesima partita fatta di corsa e sacrificio. Perché anche contro l’Atalanta il Milan ha mostrato il suo lato migliore: convinzione, braccino inesistente, gran difesa e un giocatore devastante come Leao a creare differenza là davanti. È complicato far gol a Tomori e compagni non solo per le innegabili capacità dei centrali rossoneri: nelle rare occasioni in cui l’avversario di turno riesce a intrufolarsi, non si sa come, nell’area di rigore milanista, spunta, dal nulla, Maignan, ultimo baluardo a tratti insuperabile.

L’eventuale successo finale della truppa di Pioli passerà, senza discussione, dai guantoni di questo giovanotto pescato in maniera intelligente dal Lille e pagato una decina di milioni: oggi vale almeno cinque volte tanto, a essere tirati. L’unica inseguitrice resta l’Inter, che non molla di un solo centimetro. A Cagliari, in un ambiente caldissimo e reduci da centoventi minuti tiratissimi per il mercoledì di coppa Italia, i nerazzurri hanno dominato in lungo e in largo vincendo ben oltre il tre a uno finale, mostrando un gran carattere. Perché non era facile, già sapendo oltretutto il risultato dei cugini, scendere in campo con quella cattiveria agonistica e quel furore. È la prima stagione di Simone Inzaghi a Milano, è la prima stagione sulla panchina interista, complicata quanto mai: e non lo scrivo io, provate voi a parlarne con grandi allenatori che hanno preceduto Inzaghi junior. Ecco perché la valutazione del tecnico piacentino deve essere considerata più che positiva, ne parleremo prossimamente, pur condita da qualche errore di inesperienza che ci sta.

Dietro le milanesi il vuoto, colmato in parte dal Napoli di Spalletti. Vero, i partenopei hanno, di fatto, perso lo scudetto nelle due partite casalinghe con Fiorentina e Roma, lì si è creato lo strappo incolmabile. E Spalletti avrà delle colpe. Ma, molti lo dimenticano, il tecnico di Certaldo ha dovuto rinunciare a un paio di pedine fondamentali, per coppa d’Africa e infortuni, durante gennaio e febbraio. Quindi gli azzurri resteranno avversari di primo livello per la prossima stagione.
Lotta europea ristretta ormai a Fiorentina e Atalanta decideranno il proprio futuro negli ultimi novanta minuti, resta ancora aperta la lotta salvezza per quanto concerne l’ultimo posto utile. Retrocesso il Genoa, troppi errori durante una stagione brutta e pure sfortunata, ne manca una. La sconfitta casalinga con l’Inter ha complicato i piani del Cagliari ma nemmeno troppo, visto il contemporaneo pareggio della Salernitana a Empoli. I ragazzi di Davide Nicola sono obbligati a vincere l’ultima gara casalinga con l’Udinese per evitare brutte sorprese: ricordiamolo, in caso di arrivo a pari punti coi rossoblù sarebbero questi ultimi a prevalere sui campani per una miglior differenza reti globale.
Insomma, sia in vetta che in coda novanta minuti di passione. Vera.

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