È morto la notte passata, a Torino, a causa di un’insufficienza cardiaca, Giampiero Boniperti, presidente onorario della Juventus, prima giocatore plurivittorioso, poi storico presidente e icona dei bianconeri, vero pezzo della storia juventina. La notizia, che ha fatto il giro del mondo, ha riempito di cordoglio i tantissimi personaggi e giocatori che hanno incrociato la loro vita con lui. Sul sito sociale la Juventus ha postato bellissime immagini storiche di Boniperti con la scritta in bianco su campo neo “Addio Presidentissimo”.

Giampiero Boniperti, che da tempo si era ritirato a vita privata, avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. Lascia l’adorata moglie Rosy e tre figli: Giampaolo, Alessandro e Federica. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma privata per volere della famiglia.
Descrivere la sua vita in poche righe è impossibile. A lui e alla sua storia sono stati dedicati diversi libri, tra i quali uno anche dalla Effedì di Vercelli: “Boniperti” con prefazione di Alessandro Del Piero (leggi qui) per i suoi 90 anni.

 

 

Boniperti e Piola al Robbiano

La vita di Boniperti era legata anche a un pezzo di “vercellesità” visto che lui, nato a Barengo in provincia di Novara il 4 luglio 1928 e da sempre legato alla vita contadina, proprio a Vercelli aveva la sorella: Franca Boniperti Caron, moglie dell’avvocato Pier Giovanni Caron, con il quale aveva lasciato un segno nella storia della città. Lei, mancata nel 2015 all’età di 94 anni, era stata per 30 anni presidente della Piccola Opera Charitas, dal 1964 al ’92. A Vercelli vive ancora anche il figlio di Franca Boniperti Caron, Gian Luigi Caron, nipote di Giampiero, che nella vita ha scritto anche diversi libri di sport.
Boniperti incrociò anche la strada di Silvio Piola con il quale si allenò ad esempio negli incontri internazionali degli azzurri. Leggendaria la foro che pubblichiamo di Silvio Piola con Boniperti con la maglia della Pro Vercelli durante la preparazione dell’incontro Austria – Italia 5-1 disputata a Vienna il 9 /11/1947.

Di Boniperti è difficile riassumere una vita dedicata allo sport e alla Juve. Suo è il motto più famoso della juventinità, un mantra e un monito per chiunque indossi la casacca bianconera, “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, pronunciato all’inaugurazione del nuovo stadio della Juve l’8 settembre 2011. Giampiero Boniperti ha giocato con la Juve 444 partite con tantissime vittorie e soddisfazioni, sul campo, ma soprattutto dietro la scrivania: cinque scudetti da giocatore, come componente del “Trio magico” con Charles e Sivori, tutti i trofei possibili, in Italia e nel mondo, nel suo ventennio da presidente. Nel club bianconero era arrivato a 17 anni, pagato 60mila lire fifty fifty tra la squadra del suo paese, Barengo (Novara), e il Momo che l’aveva tesserato. Ne è uscito 48 anni dopo, quando ha lasciato la presidenza effettiva della Juventus. È stato presidente dal ’71 al ’90 e poi, richiamato dalla famiglia Agnelli, amministratore delegato dal ’91 al ’94. Dal 2006 era presidente onorario. “La Juve – amava ripetere – non è soltanto la squadra del mio cuore, è il mio cuore”. Da presidente famoso era il suo vezzo di lasciare lo stadio alla fine del primo tempo, e seguire alla radio il secondo. Celeberrima anche la sua granitica capacità di contrattare con i giocatore che, sugli ingaggi, alal fine, avevano sempre la peggio in un tempo in cui il potere dei procuratori non esisteva. Tra i suoi “colpi” più famosi: Platinì, Bonieck, Scirea, Del Piero, Paolo Rossi, Marco Tardelli, Claudio Gentile, Antonio Cabrini, giocatori famosissimi che, tuttu però lo ricordano come un padre. Per capire il personaggio basti ricordare un aneddoto: dopo il Mundial vinto dall’Italia nell’82 in Spagna, aveva messo fuori rosa, perché avevano chiesto un aumento, nientemeno che Paolo Rossi, Tardelli e Gentile. Per loro una settimana di stop e un’amichevole saltata, prima di essere nuovamente ricevuti da Boniperti, e di firmare il contratto, con la concessione di un piccolo ritocco.
Da oggi Giampiero Boniperti lascia la storia bianconera della quale è stato protagonista indiscusso per tutta la vita per entrare di diritto nella leggenda della Juventus la quale, non è escluso, potrebbe a breve intraprendere qualche clamorosa iniziativa per ricordarlo.

l.a.

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